0

Rubriche – “Crescere Insieme”, seconda puntata

Ascolta con webReader
GENITORI 2.0, Click, ti Educo a cura di Dot. ssa Monia Morini

 

Una rivista che, con orgoglio, si definisce social e che apre una finestra d’osservazione verso il mondo dell’eduzione, non poteva che non iniziare il proprio percorso pedagogico con un momento di riflessione verso l’essere genitori oggi, nell’era della rivoluzione digitale.

images3

Senza inutili e falsi moralismi , oggi il mondo dell’educazione deve far i necessari conti con la realtà digitale. Genitori ed insegnati si devono confrontare con una generazione che digita, posta, tagga, twitta e soprattutto condivide tutto e di tutto in tempi veloci e spesso difficili da raggiungere. Non è più possibile conoscere gli amici dei figli, non basta certo invitarli a casa, sono amici virtuali e spesso virali. Non è possibile conoscere quel mondo a pieno, anzi accade che spesso sono proprio i figli a spiegare ai genitori, magari dopo una sana risata sull’incompetenza. Non è altrettanto possibile impedire l’evoluzione delle cose perché noi stessi che educhiamo ne siamo i primi protagonisti. Ed allora cosa dovrebbe fare un genitore davanti l’evoluzione digitale che avanza a velocità imprevista? E soprattutto come fare per non farsi trovare impreparati ? Preso atto che sarebbe anacronistico e controproducente impedirne l’uso , sono fermamente convinta che educare nell’epoca 2. 0 richieda di attivare una necessaria pedagogia della consapevolezza, per un uso corretto, consapevole e responsabile. Mark Prensky, nel 2001, introdusse la definizione di Nativi Digitali per riferirsi a quella generazione nata e cresciuta assieme ad internet, nati nell’epoca dove la comunicazione è veloce ed immediata, la condivisione quasi un obbligo sociale. Si mangia mentre si fotografa e tagga, si studia mentre si “whatsappa”, tra un twitt e un post mentre la connessione a Facebook è elemento indispensabile. In tale vortice digitale i genitori più attenti temono di perdere di vista i propri figli, mentre altri si perdono prima dei figli stessi. Primo passo fondamentale è fermarsi a riflettere su ciò che stiamo perdendo. Solo la consapevolezza di ciò che perdiamo ci può aiutare a non naufragare tra le rotte digitali, considerando che in effetti di navigazione si parla! Ogni genitore o educatore dovrebbe fermarsi a riflettere con la mappa in mano, una cartina con ben chiari i rischi da evitare. Si rischia di perder la Fantasia, luogo irraggiungibile vissuto grazie alla magia delle emozioni più intime. Tutto diventa acquistabile, rintracciabile, raggiungibile e collettivo. Si perde il valore della noia. Quel momento straordinaria palestra alla vita, il valore della lunga attesa premiata poi dalla soddisfazione del risultato finale, quell’istante emotivamente determinate nel quale dopo tanto tempo si conquistava una meta, soddisfazione dopo il sacrificio della noia. Pena l’incapacità emotiva di esercitarsi alla vita, che nel bene e nel male prima o poi ci pone davanti al sacrificio da tollerare. Si confonde il valore dell’amicizia con quelli che son “contatti” o “conoscenti”. Si perde la riflessione sul valore dell’altro e la consapevolezza di cosa realmente sia un amicizia. Fingiamo che la realtà virtuale sia una nuvola astratta ed ininfluente, senza renderci conto che per un nativo digitale un “mi piace” ha un valore reale che si ripercuote sul suo vissuto emotivo e sociale. Ci si perde poi nei meandri del condividere tutto e sempre. Sparito il vecchio diario segreto, oggi i ragazzi pubblicano le loro emozioni come fossero figurine da scambiare, rendono noti amori e stati d’animo senza filtri, senza rispettarsi e soprattutto senza considerare le ripercussioni. Mettersi a nudo diventa quindi un fatto naturale e socialmente necessario. Il genitore 2.0 ha quindi una grande responsabilità , che in fin dei conti non è diversa dalla responsabilità dei genitori di altre generazioni; deve Accompagnare e Spiegare. Semplicemente e banalmente sappiamo tutti che attraversare la strada è pericoloso, eppure un genitore insegna al proprio figlio a guardare a destra e sinistra e lo incentiva ad avventurarsi fiducioso degli insegnamenti impartiti. Con la stessa semplicità il genitore 2.0 deve accompagnare il proprio figlio. Essere per primo consapevole dei rischi, comprenderli per spiegarli. La consapevolezza dei pericoli emotivi e sociali aiuta i ragazzi a costruirsi una mappa capace di non perdersi nella navigazione. Sviluppare un adeguato senso critico nei nostri ragazzi, educarli a farsi domande oltre il meccanismo di un click. Il pensiero attivo e critico è l’unica corazza che possiamo dare loro per districarsi in meandri difficili e complessi. Non possiamo conoscere tutti i mezzi a loro disposizione, la tecnologia supera ogni nostra conoscenza pregressa e la loro capacità di aggiornamento ci lascia disarmati, ,ma possiamo formare in loro un senso critico capace di distinguere e scovare i pericoli. Capaci di sapere che 100 mi piace non son obbligatoriamente la garanzia di affermazione personale, capaci di rispettare le proprie emozioni ed il proprio corpo senza doverli render pubblichi, ed in grado di scovare un pedofilo dietro la gentilezza di uno sconosciuto, seppur presente tra la lista degli amici. Il rischio maggiore è che i ragazzi si sentano autonomi e spesso superiori nell’uso del mezzo, spesso naturale e probabile, ed il genitore stesso si dichiari incapace . Il segreto è nel non perder il potere di trasmissione dei valori. “ Tu puoi saper usare un mezzo meglio di me, ma io posso insegnarti a pensare, a riflettere sugli usi positivi e negativi di quel mezzo stesso”. In una navigazione così complessa non servono ancore di salvataggio o timoni, i ragazzi sanno guidare da soli le loro navi digitali, ma serve chi indica loro la rotta! Dobbiamo insegnare loro a navigare così come insegniamo loro a portare la bicicletta. Non perder mai di vista il proprio ruolo educativo, anche davanti una tecnologia che sembra superare le nostre conoscenze tecniche ,ma non le nostre risorse emotive! Per far tutto questo c’è una regola pedagogica fondamentale da seguire, semplice ma prioritaria: I figli fanno ciò che noi facciamo e non ciò che noi diciamo loro di fare ! Occorre fermarci a riflettere sull’esempio che diamo, mettiamo in discussione anche noi stessi, travolti da un sistema che spesso utilizziamo senza comprenderne a pieno le conseguenze. Lo spirito autocritico nel processo educativo è fondamentale, chiediamoci, dunque, quante volte mangiamo, cuciniamo o dialoghiamo con lo smartphon sempre vicino? Quante volte facciamo i compiti con loro ed invece di pensare e ripensare ad una probabile soluzione velocizziamo e chiediamo al “gruppo wp” delle mamme? Quante il bip di un e-mail o di un messaggio distrae la nostra attenzione? Ogni genitore se il proprio figlio adolescente posta foto considerate compromettenti è pronto a scandalizzarsi, a sgridare ed imprecare, ma come ci si può lamentare se i propri figli postano proprie foto senza remora se noi stessi pubblichiamo le loro immagini fin quando son nati. Non importa se postiamo i primi passi o il primo successo sportivo, non importa se quelle foto ci sembrano innocenti, importa che, con il nostro fare, trasmettiamo un messaggio ben chiaro; il proprio vissuto deve e può esser condiviso, i propri gesti possono e devono esser pubblici, un emozione è tale se viene postata e cliccata. Come indicare loro il confine ? e noi stessi conosciamo quel confine? Ricordiamoci semplicemente che ciò che i nostri bimbi osservano oggi si trasforma nei loro gesti di domani e a quel punto non ci sarà concesso replica. Ricordiamoci che non serve e non è possibile impedire la navigazione ma è necessario incentivare quel senso critico necessario per non perdersi.

images2

Per approfondimenti e ulteriori riflessioni :

 

Condividi:

Lascia un commento