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Editoriale – Strage di Orlando, Frosinone si stringe attorno alle vittime ma …

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Mi spiace dover sottolineare l’aspetto meno piacevole e edificante della bellissima iniziativa organizzata da Gianmarco Capogna e da tutto il Comitato Possibile “Altiero Spinelli” di Frosinone per ricordare le vittime della strage della discoteca Pulse di Orlando negli Stati Uniti. Perché di positivo c’è stato parecchio…dalla presenza delle associazioni del territorio, al patrocinio dell’Amministrazione Provinciale, nella persona del Presidente Pompeo che ha delegato in rappresentanza dell’ente di Piazza Gramsci il Consigliere Danilo Magliocchetti, ottimo Presidente del Consiglio provinciale, che non si è limitato a far presenza come uso per tanti politici ed amministratori. Magliocchetti, infatti, è rimasto con tutti gli altri per tutta la durata della veglia, ha fatto un breve ma incisivo discorso sulla responsabilità sociale che hanno gli amministratori locali e, soprattutto, ha letto degli stralci dello Statuto, la carta ufficiale dell’ente Provincia, in cui non solo si ribadisce la contrarietà a qualsiasi forma di razzismo e discriminazione, ma si va anche oltre, sottolineando in maniera specifica l’avversione e la lotta all’omofobia, cosa che neanche nella Costituzione Italiana è così esplicitamente espressa. Alla manifestazione, organizzata in pochissimi giorni e senza mezzi di sorta da tre persone volenterose, hanno risposto circa 80-90 persone, che si sono ritrovate sotto il palazzo della Provincia nella zona alta del capoluogo ciociaro, ognuno con una candela ed ognuno con un proprio contributo, un pensiero, una poesia, un racconto, una testimonianza. Il Gazzettino Ciociaro anche questa volta era presente, come ormai di consueto nelle manifestazioni e negli incontri che vengono “dal basso” e che necessitano di visibilità. Tornando all’incipit del mio editoriale, però, non posso non sottolineare l’amarezza di constatare che per l’ennesima volta le persone abbiano avuto qualcosa di più importante da fare che non spendere mezzora della propria vita per testimoniare la propria solidarietà non solo alle vittime della strage, ma anche e soprattutto ad una comunità, quella LGBT, che non vive certo ancora un periodo felice, almeno in Italia. Reduci dalla battaglia per la Legge Cirinnà, infatti, l’Italia è caduta in un nuovo medioevo della cultura dei diritti, alimentato dalla contrapposizione voluta ad arte da alcuni movimenti e partiti che non ha giovato a nessuno. Un passo avanti a livello legislativo, ma un passo indietro a livello culturale e sociale. Si è discusso molto sui social in questi giorni con prese di posizione anche forti da parte di quei pochi pensatori liberi e scevri da pregiudizi che hanno sottolineato stupefatti come la società italiana e i mass media abbiano sottovalutato questa tragica circostanza e nei pochi casi in cui l’hanno testimoniata, hanno tentato in ogni modo di sminuire la specificità dell’attacco ad una comunità, quella omosessuale per non si sa quale motivo di opportunità. In piazza a Frosinone, per ricordare 50 ragazzi e ragazze, figli e figlie, sorelle e fratelli, nipoti, studenti, lavoratori, trucidati da un folle perché “peccatori” dovevano esserci centinaia o migliaia di persone, non decine (c’è da dire che questo pluriomicida tra l’altro aveva un’omofobia interiorizzata che lo divorava dentro, in quanto attratto da quel mondo ma spaventato a tal punto da ricorrere ad una soluzione paradossale: non agisco su me stesso, accettando la mia omosessualità o risolvendo questo problema MIO, ma elimino il problema alla radice, elimino le persone che lo incarnano, senza capire che così facendo ha solo ucciso persone innocenti, se stesso e la propria famiglia, perché, Dio volendo, di gay sempre ce ne sono stati e sempre ce ne saranno). E non perché si trattava di diritti o solidarietà al mondo gay, che per alcuni può anche sembrare superfluo o negativo, ma perché si solidarizzava con persone innocenti uccise perché erano qualcosa che non piace a qualcuno. E questo è un problema che ci coinvolge tutti. Perché questo pazzo specifico ce l’aveva per motivi personali con la comunità LGBT che rappresentava un problema che lui dentro di se non riusciva a gestire, ma un altro matto o facinoroso in futuro come in passato, prenderà di mira altre minoranze, i portatori di handicap, le donne, i neri, gli ebrei, i cattolici, i comunisti, i bambini, gli occidentali, gli immigrati e chi più ne ha più ne metta. Come ha giustamente ribadito una delle rappresentanti dell’associazionismo ieri sera, infatti, la normalità, la società, non è altro che la somma di tante diversità di ogni genere a cui ognuno di noi appartiene e contro ognuna di queste, prima o poi, si scatenerà il pregiudizio e verremo colpiti personalmente, o indirettamente tramite nostri parenti, amici, figli, nipoti, colleghi. Riflettiamo e la prossima volta evitiamo “ l’armiamoci e partite” e prendiamoci le nostre responsabilità. Mezzora tolta alla campagna elettorale o ai campionati Europei avrebbero fatto bene alla società intera.

Andrea Tagliaferri

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