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Rubriche – Pillole di sarcasmo: “Allergia al coniuge”

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Pillole di sarcasmo contro il malessere esistenziale… di Paola Manchi

“Sono allergica a mio marito”: la vita difficile di Johanna, 29enne del Minnesota… se non fosse la drammatica storia di una donna affetta da una malattia rara ci sarebbe davvero da sorridere e forse si può anche provare a farlo, come un modo discreto per esorcizzare l’umana paura della malattia. La storia è semplice, dopo il matrimonio, una donna affetta da sindrome da attivazione di mastociti scopre che, fra le tante allergie, ha anche quella al marito. La convivenza e la frequentazione quotidiana diventano per la donna un rischio e così i due iniziano a riorganizzare la loro vita, ponendo tre piani di separazione fra gli appartamenti coniugali. Fin qui la fredda cronaca, ma a leggere la storia, scatta inevitabile e incontrollata la leggerezza dell’ironia… allergica a tutto, anche all’odore del marito… quante mogli vorrebbero poter dire lo stesso, supportate da certificazione medica, di fronte alla borsa del calcetto! Poi il racconto di come gli sfortunati coniugi vedono la TV in due stanze diverse, ma commentando in chat lo stesso spettacolo… e tu immagini lui che guarda indisturbato la partita con birra e rutto libero e intanto si spertica in commenti romantici, commosso di fronte a Rose che dice “Sto volando, Jack” mentre il Titanic naviga sereno e Céline Dion canta… o viceversa, che poi magari è lei che guarda la partita con giocatori annessi e senza rischio di choc anafilattico. Ecco, se non fosse tutto reale, verrebbe da dire che una certificazione di allergia al marito farebbe un po’ comodo a tutte, ma anche per il marito la cosa, tutto sommato, andrebbe bene. “Uno dei modi in cui posso prendermi cura di lei è non andare a vederla. Non ho intenzione di mettere in pericolo la sua vita “ quale uomo non sognerebbe di poter dire queste parole, con gli occhi lucidi e le carte da poker sul tavolo! Basta così, per non andare oltre e rispettare chi si è esposto raccontando la sua storia, ma lo ha fatto forse per dare una testimonianza di forza, speranza ed amore, l’amore di chi accetta di restare accanto, ma non troppo, al suo compagno di vita aspettando che arrivi una cura, perché morti non li separi… non per sempre.

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