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Occupazione a Bologna, anche assessore al Welfare indagata per abuso d’ufficio

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Non solo il sindaco Pd di Bologna Virginio Merola. Anche l’assessore comunale al welfare, Amelia Frascaroli, risulta indagata per abuso d’ufficio dalla procura della Repubblica. Anche per lei la vicenda in questione è quella del riallaccio dell’acqua la scorsa primavera a due stabili occupati anche da vecchi e bambini: l’ex Telecom di via Fioravanti (poi sgomberato a ottobre 2015) e un condominio in via De Maria, zona Bolognina. Sostanzialmente a essere stata violata, secondo l’ipotesi dell’accusa, potrebbe essere stato l’articolo 5 (contestatissimo) del Piano casa, la legge voluta dal governo Renzi, che prevede che chiunque occupi abusivamente un immobile senza titolo non può chiedere né residenza né l’allacciamento alle utenze. Così con la campagna elettorale per le comunali alle porte, a tenere banco ancor prima dei nomi da mettere in lista sono le notizie giudiziarie dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Bologna sulle occupazioni abitative. Dall’inizio dell’anno non si parla d’altro e per il sindaco Pd Merola la strada verso la rielezione, che sembrava libera da insidie, rischia di essere un po’ più accidentata del previsto.

Secondo Repubblica-edizione Bologna, per Frascaroli si ipotizzerebbe anche il reato di istigazione a delinquere per le frasi pronunciate a seguito di uno sgombero di un’altra occupazione in via Solferino, a metà ottobre. La notizia tuttavia non trova riscontro tra le fonti investigative. Quelle parole dell’assessore avevano fatto molto discutere e la vicenda era persino finita in Parlamento. Frascaroli, eletta in quota Sel e con un passato nella Caritas, parlando con alcuni occupanti appena cacciati, prese apertamente le loro parti: “Sono ben consapevole che queste esperienze, lo dico con molta tranquillità, stanno creando valore sociale”, disse riferendosi alle occupazioni abitative. I poliziotti della Digos, per conto della Procura, acquisirono pochi giorni dopo le registrazioni di quelle parole.

La notizia sta facendo molto discutere, soprattutto alla luce del fatto trapelato nelle scorse ore che i due capigruppo di Partito democratico e Sinistra ecologia e libertà sono stati querelati per diffamazione, proprio dai due pm che indagano sulle occupazioni, Antonello Gustapane e Antonella Scandellari. I due consiglieri comunali a luglio 2015 avevano commentato sulla stampa proprio la notizia di Merola indagato per il riallaccio dell’acqua: “È tutto surreale, ridicolo. Cosa sarebbe accaduto se Merola non avesse riallacciato l’acqua?” commentò Claudio Mazzanti del Pd. “Follia pura. Merola non poteva lasciare due palazzi senza acqua”, le parole di Cathy La Torre di Sel. “Surreale non è una parola offensiva, mentre quando dico ‘ridicolo’ mi riferisco al contesto”, si difende ora Mazzanti in un’intervista al Corriere di Bologna. “Non ho detto che il pm era folle ho solo espresso un’opinione su una vicenda politica cittadina nell’esercizio delle mie funzioni”, la replica di La Torre dopo la notizia della querela. Spetterà ora alla procura di Ancona (competente per le vicende riguardanti i magistrati bolognesi) cercare di capire se quelle parole furono diffamatorie nei confronti dei due pm oppure no.

Il Pd bolognese ha difeso i due consiglieri: “Se alla politica spetta la capacità di essere sobria, nei comportamenti e nei linguaggi, ciò non può significare il non poter esprimere, liberamente e nel pieno esercizio delle proprie funzioni, valutazioni politiche critiche in merito alle decisioni, prese da un pubblico potere, che riguardano la vita di Bologna”, ha scritto in una nota Francesco Critelli, segretario del Pd bolognese.

Ma sul fronte inchieste e occupazioni non è questa l’unica grana per la maggioranza in comune a pochi mesi dalle elezioni: il sindaco Merola risulta indagato dalla procura di Bologna anche per omissione d’atti d’ufficio per la vicenda di Atlantide, il centro sociale lgbt sgomberato a inizio ottobre dalla sede storica del Cassero di Santo Stefano. L’ipotesi di accusa, scaturita da un esposto di residenti, riguarda il presunto sgombero tardivo dell’edificio, dopo che era scaduta la convenzione tra il Comune e il collettivo. Lo sgombero, effettuato dalla polizia, avvenne effettivamente il 9 ottobre con strascichi politici dolorosi per la maggioranza in Comune e il licenziamento dalla giunta dell’assessore Alberto Ronchi, contrario a cacciare gli attivisti di Atlantide.

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