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Rubriche – Adozioni per coppie ‘omo’? riflessioni a cura di D.ssa Monia Morini

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Rubrica “Crescere Insieme” a cura della Dott.ssa Monia Morini  – Pedagogista
Foto: Alessandro Qualandri ( Pennelli di Luce )

 

Ci confrontiamo oggi su posizioni in merito al delicato tema delle adozioni aperte a coppie omossessuali. Da Pedagogista, più volte, mi sono posta domande, confrontata con colleghi e rivolta a Teorie ed Ideologie in merito.  Difficile districarsi, banale dare  veloci sentenze morali, ma una  chiave di lettura importante mi è arrivata  proprio da una bambina. Ne sono sempre più convita, quando si tratta di bambini dovremmo smetterla di parlare di loro ed iniziare a parlare con loro, eviteremo tante inutili demagogie e troveremo risposte alle nostre mai risolte domande da adulti.  

Ho conosciuto Ilaria in una Scuola Media, dietro una scrivania improvvisata, in un angolo della scuola protetto da una parete cartongesso per  tutelare la privacy. Lei, una ragazzina bionda , tredici anni compiuti da poco,  arrivata per lo Sportello d’Ascolto Scolastico, seduta con fare convinto aveva esordito con una domanda  – Sei una Psicologa? – ed io – Una Pedagogista – . Uno sguardo veloce ed ecco che viene fuori tutta l’apparente spudoratezza tipica della sua età – Una pedagogista, mah! Non importa cosa sei, tanto io sono venuta per perdere l’ora di Inglese –  Bionda, occhi azzurri, capelli lunghi , una spalla scoperta, quasi ad ostentare una femminilità ricercata, eppure, leggings con i cartoni animati, scarpe basse da ginnastica ed un biglietto per Roma nascosto nella cover del telefono, pronta per scappare di casa.  Iniziò lento il nostro dialogo, in fin dei conti doveva passare tutta l’ora di inglese!  Improvvisamente tra una domanda ed una  “non risposta”, tra sguardi ed evitamenti , con il cellulare sempre in mano,  si fece un varco nella barriera tra noi:  – Non importa se non imparo l’inglese, piuttosto dovrei imparare il Russo, anzi lo dovrei sapere, eppure non ricordo niente di quel periodo,  la mia memoria sta scomparendo, anzi, dato che fai sto’ lavoro, perché non mi dici come si ritrova la memoria? –  Ilaria, una bambina adottata arrivata in Italia quando aveva 4 anni e giunta a 13 allo Sportello d’Ascolto Scolastico, mi diede la chiave di lettura.  La sua Adozione fu una difficile trafila burocratica, lunga e costosa.  Arrivata con una piccola valigia carica di esperienze e vissuti. Un rapporto positivo con i genitori adottivi,  eppure un vuoto la stava spingendo a programmare accuratamente la fuga di casa; doveva far i conti con il suo passato. Ricordava vagamente un fratello, ricordava i giochi insieme in Istituto e sapeva il suo nome, ma svanito il  suo volto. La famiglia aveva dovuto lottare duramente per “conquistare” quella bambina, avevano dato fondo ai risparmi di una vita ed ora il suo bisogno di memoria li metteva in grande difficoltà. Poi ancora il racconto della mamma sulle lunghe burocrazie, le spese, le difficoltà emotive, il timore costante di non saper sostenere quella storia che la bimba portava nella sua valigetta, la paura di perderla o di sentirsi dire un giorno davanti ad un rimprovero “tu non sei mia madre”. Ma, coinvolti in molteplici colloqui tra esperti ed Associazioni, dopo l’adozione tutto si era affievolito, per stanchezza, per voglia di “normalità” o perché lontani dalle Associazioni disponibili. E di nuovo, dopo 9 anni,  una difficoltà da affrontare, Ilaria non aveva mancanze eppure stava programmando di scappare di casa alla ricerca della sua memoria storica, una fuga annunciata come richiesta d’aiuto, una richiesta emotivamente forte per una famiglia che si diceva stanca dopo tante peripezie. Questa la storia di un’adozione, che in realtà è storia di tanti altri percorsi adottivi. Bisogna ammetterlo adottare è difficile, costi spesso proibitivi, contrasti con i paesi affidatari, farraginose burocrazie e requisiti di adottabilità che implicano un tenore di vita duro da sostenere; altrettanto difficile è poi il post-adozione, quando i colloqui iniziali con gli esperti terminano e non si ha più voglia di Psicologi, Pedagogisti o specialisti, e si vorrebbe chiudere la porta e iniziare un percorso “normale”. Ma quel bagaglio di storie silenziose che  i bimbi portano con loro? C’è da costruire un rapporto con un figlio voluto, desiderato, amato, e con una sua storia personale ed intima. Essere genitori non è un diritto, è una scelta.  La scelta adottiva spesso spaventa: oggi in Italia si sta registrando un calo vistoso nella richiesta di adozioni, causa la crisi economica e la paura delle difficoltà da superare. Questo deve porre noi esperti seriamente in un contesto di ricerca. Ci sono straordinarie Associazioni che si impegnano seriamente con cura e attenzione, ci sono miriadi di indagini del Ministero e studi in merito, eppure è oggettivo che una coppia che decide di intraprendere un processo di adozione sia consapevole del vortice burocratico ed emotivo a cui sarà sottoposta. Mi chiedo quindi se veramente il problema sia che i bambini vengano affidati o meno ad  una coppia tradizionale o ad una coppia “colorata”? Davvero il disagio di quel piccolo è legato alla sessualità di chi decide di dargli una seconda opportunità di vita? Oppure il problema reale è che non siamo in grado, a prescindere dalle diversità, di garantire il diritto di scelta di essere genitori e di tutelare quel percorso intrapreso?  La storia di Ilaria, come mille altre storie, racconta di difficoltà vissute non a causa dei genitori che accolgono: le problematiche vanno ben oltre  il tenore di vita che questi possono garantire, la tipologia di lavoro che fanno ed eventualmente la loro sessualità .  Ascoltare la storia di Ilaria, affrontarla con lei e con la sua famiglia, sapere che quella è una storia simile a molte altre storie,  ci invoglia a cambiare totalmente la prospettiva di riflessione:  il problema reale è veramente la sessualità di chi accoglie o la realtà è che abbiamo paura della diversità? Allo stato attuale è chiaro che ancora non sappiamo affrontare ciò che definiamo normale.  Sì, la diversità ci pone davanti ad una variabile aggiuntiva da affrontare alla quale oggettivamente potremmo non essere pronti.  Non è solamente una questione etica, morale o ideologica, il dato oggettivo è che davanti al diritto della genitorialità, davanti al diritto della scelta di esser genitori e alla conseguente scelta adottiva, ancora poniamo ostacoli enormi , siamo  impreparati e deboli nell’affrontare le implicazioni educative ed emotive che ne derivano, a prescindere dalla sessualità della coppia adottiva.  Dobbiamo garantire la tutela del minore a priori, e non solo quando l’argomento scalda le ideologie.

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