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Editoriale – Convegno che vai… polemica che trovi

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Il convegno “Le Ragioni della Famiglia” organizzato prossimamente ad Alatri ha acceso attriti e contrapposizioni, in particolare sui social. Fa discutere soprattutto la presenza di alcuni relatori come il braccio destro di Vladimir Putin.

alexey-komov_rovereto_intervistaEra già successo in occasione del convegno con ospite Mario Adinolfi, giornalista e “guru” degli ultracattolici, e sta accadendo di nuovo. La polemica su alcuni convegni politicamente e culturalmente molto ben connotati è scoppiata sui social dopo la pubblicazione della locandina e dei manifesti in giro per la città che annunciano l’arrivo dell’”ambasciatore russo all’Onu” e di altri personaggi del mondo politico culturale della destra cattolica. A scatenare le polemiche, in realtà, sono stati i primi post non proprio diplomatici di chi attende queste occasioni pubbliche per tirare fuori i propri ideali, a volte al limite del legittimo e provocare per il solo gusto di farlo senza pensare alle conseguenze. Innanzitutto va chiarita una cosa, nata forse più per semplificazioni giornalistiche che per malizia dei diretti interessati (almeno vogliamo sperarlo): a scanso di equivoci va detto, infatti, che Alexey Komov non è affatto l’Ambasciatore Russo alle Nazioni Unite, anzi non è proprio un diplomatico, ma ha un ruolo di tutt’altra natura e rilievo come rappresentante presso l’Onu (che è cosa assai diversa) del Congresso Mondiale delle Famiglie, ovvero una carica di parte come è giusto che sia. Il personaggio, al di là di questo, è certamente rilevante e degno di notizia ma, senza voler esprimere alcun giudizio valoriale, porta con sé diverse ombre che hanno a che fare con il suo passato ed il suo presente al fianco di Vladimir Putin, come consigliere e mentore. In Italia lo si è già conosciuto per le sue posizioni oltranziste sul matrimonio egualitario e le unioni civili, tanto che per un periodo fu anche presidente onorario dell’associazione Lombardia-Russia, una realtà nata con lo scopo dichiarato di promuovere la Russia di Putin in Italia e sposata dalla Lega di Salvini, almeno inizialmente. Un personaggio, quindi, che del tutto legittimamente rappresenta UNA visione della vita, connotata e caratterizzata sia politicamente che culturalmente, ben lungi, quindi, dall’essere un rappresentante istituzionale (tantomeno dell’Onu) superpartes. Chiarito ciò, l’altra polemica è nata circa l’altro nome presente quel giorno, Federico Iadicicco, Presidente Anpit (associazione nazionale datori di lavoro dell’industria e del terziario), ma soprattutto politico da sempre impegnato nei movimenti di destra in particolare sul fronte della difesa dei principi della famiglia tradizionale e dei valori annessi. Iadicicco viene accusato per alcune delle sue dichiarazioni del passato anche recente, in cui non ha mai rinnegato l’ispirazione a certi valori della destra arrivando a dichiarare- in qualità di presidente di Azione Giovani Roma- che: “Noi non possiamo essere, non vogliamo essere e non saremo mai antifascisti, come riportava in una intervista La Repubblica.it  il 16 settembre 2008. Detto ciò, vogliamo però anche dire che la libertà di parola in Italia è e rimane fondamentale, difesa dalla Costituzione e che chiunque può e deve poter esprimere i propri pensieri e teorie liberamente, a patto che non violino le leggi dello Stato, comprese quelle etiche e morali e che non offendano nessuno. Dal titolo dell’incontro non si capisce bene di cosa si parlerà, visto che sono stati accostati in maniera apparentemente forzata più temi, come la famiglia tradizionale in Italia e in Russia, la disastrosa situazione della Siria (in cui la Russia fa il bello e il cattivo tempo assieme agli USA), per cui inutile fare polemiche preventive, meglio stare a vedere e a sentire per poi giudicare. Certo è che già sulla pagina social dell’evento si leggono post di persone che con la scusa di questi convegni prendono spunto per tirare fuori le solite teorie razziste e omofobiche con voli pindarici da veri acrobati. Persino alcuni degli organizzatori dell’evento non gradiscono questo utilizzo opportunistico di spazi “culturali” pubblici per tornare a contrapposizioni alquanto spiacevoli di cui l’Italia ha già abusato durante i mesi scorsi…

 

Andrea Tagliaferri

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