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Rubriche – Ciociari nel mondo: DAL CONNECTICUT A FUMONE, IN CERCA DELLE PROPRIE RADICI

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La storia di Deb Caponera, ciociara statunitense di quarta generazione
di Stefania Del Monte

 


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Il fenomeno dolceamaro dell’emigrazione ha caratterizzato l’Italia fin dai tempi della sua unificazione. Si stima infatti che, dalla seconda metà dell’Ottocento ad oggi, oltre trenta milioni di italiani abbiano lasciato il suolo natio: in questo quadro apocalittico, la Ciociaria detiene il primo posto. Negli Stati Uniti, i nostri conterranei si concentrarono soprattutto in Connecticut, Stato che accolse tantissimi emigrati provenienti dal mezzogiorno italiano. Secondo uno studio pubblicato dalla Whetherfield Historical Society, il numero dei connazionali presenti nello stato americano nel 1868 ammontava a 117 unità, salite dieci anni dopo a 879 e, nei quattro decenni successivi, ad alcune decine di migliaia. Gli immigrati provenivano per la maggior parte dai paesi a sud di Roma, inclusa la Ciociaria. Oggi, quasi il venti percento della popolazione del Connecticut rivendica origini italiane, portandolo ad essere il secondo degli Stati Uniti d’America per presenza italiana dopo Rhode Island.

Per trasferirsi all’estero, i nostri avi dovevano subire rigidi controlli preventivi. Ad esempio negli Stati Uniti si poteva andare solo dopo essersi sottoposti a una serie di verifiche mediche e giuridiche che coinvolgevano anche i parenti più lontani e, una volta giunti dall’altra parte dell’oceano, l’approdo alla dogana newyorkese di Ellis Island costituiva un secondo controllo, molto più severo. Superate queste enormi difficoltà burocratiche, si aveva la possibilità di mettere piede a Manhattan e da lì ricominciare una vita praticamente da zero. La maggioranza degli espatriati, una volta giunta in America vi rimase per sempre, ma senza dimenticare le loro origini e tramandando anche ai loro eredi l’amore senza fine per quei luoghi meravigliosi.

Deb Caponera, statunitense di quarta generazione, è l’esempio vivente di come – anche a distanza di un secolo – il legame tra un ciociaro e la sua terra sia davvero indelebile. Disegnatrice grafica freelance operante a New York, Deb è inoltre fotografa e pittrice, specializzata in incisioni e stampe (www.doguerra.com).

“Sono una curatrice d’arte in un piccolo negozio di Brooklyn, non lontano da dove vivo con mio marito, Greg Stockmal, ed i miei due cani. Sono originaria del Connecticut, un piccolo stato vicino a New York, ma il mio bisnonno, Vincenzo Caponera, era di Fumone, dove nacque nel 1893. In seguito si trasferì negli Stati Uniti, vivendo prima a Ridgefield e Danbury, in Connecticut, e poi a New York City.

Vincenzo, figlio di Gerardo Caponera e Filomena Potenziani, lasciò Fumone per l’America nel mese di aprile del 1910. Si imbarcò da Napoli su una nave chiamata Neckar, giungendo ad Ellis Island a New York Harbor nel maggio dello stesso anno. Purtroppo di lui non ci sono giunte moltissime notizie. Di certo sappiamo che per un periodo lavorò come operaio a Danbury. Nel 1918, dopo aver prestato servizio – durante la prima guerra mondiale – nelle file dell’esercito statunitense, sposò Mary Hagons, una ragazza d’origine irlandese, nata in Pennsylvania. Nel 1921 ebbero un figlio, Vincent Gerard Caponera. Si trasferirono a New York nel 1919, dove Vincenzo si stabilì a Park Avenue e divenne l’autista di una famiglia benestante. Dai pochi documenti che sono riuscita a recuperare è emerso che, durante la sua vita, Vincenzo tornò a Fumone diverse volte e che divenne cittadino degli Stati Uniti nel 1926”.VincenzoCaponeraWWIDrftCrd.jpg

Qualche anno fa Deb decise di assumersi il ruolo di storico di famiglia ed iniziò a fare ricerche sui suoi antenati ciociari. Un lavoro che la portò, due anni fa, a compiere a ritroso i passi del bisnonno Vincenzo, partendo dagli Stati Uniti e arrivando fino a quel luogo magico che Curzio Malaparte chiamava l’Olimpo di Ciociaria: “La prima volta che vidi Fumone, ebbi la strana sensazione di tornare a casa e mi domandai come mai ci avevo messo così tanto a compiere questo viaggio. E’ anche vero che sono la prima persona della famiglia, dopo tre generazioni, a mettervi piede. Nessuno mi aveva mai parlato dei miei bisnonni, o della loro storia, e solo dopo lunghissime ricerche sono riuscita a scoprire le informazioni di cui sono oggi in possesso. Dopo quel primo viaggio sono tornata a Fumone diverse volte e oramai, ogni volta che sono lì, non ho più voglia di andarmene: ho intenzione di tornarci almeno una volta all’anno e, appena possibile, di comprarvi una casa. L’idea, per il momento, è di tornare a Fumone sempre più spesso con la speranza, un giorno, di stabilirmi lì in maniera permanente”.

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