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Rubriche – Ciociari nel mondo: i ciociari di Svezia

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I CIOCIARI DI SVEZIA, DAI PRINCIPI DI PONTECORVO AGLI EREDI DI ERASMO, intervista a Valentina De Santis, studentessa alatrese a Stoccolma
A cura di Stefania Del Monte

Ad un primo sguardo un legame tra la Ciociaria e la Svezia potrebbe apparire improbabile, eppure molte sono le storie che, nel corso dei secoli, hanno reso più vicine tra loro queste due bellissime terre.

 

Paesaggio svedese

 

Una prima curiosità riguarda, ad esempio, il comune ciociaro di Pontecorvo che, pur essendo stato parte del Regno di Napoli e dello Stato Pontificio dal 1463 al 1860, per una breve parentesi fu un principato napoleonico. Tale principato venne creato dall’Imperatore francese per il generale Jean-Baptiste Jules Bernadotte, che lo governò dal 1806 al 1810; per questo l’emblema della Casata di Bernadotte, l’attuale casata reale di Svezia, include lo stemma dei Principi di Pontecorvo.

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Jean-Baptiste Jules Bernadotte, Principe di Pontecorvo

 

Oltre un secolo dopo Axel Munthe (1857-1949), scrittore e psichiatra svedese conosciuto soprattutto per essere l’autore de La Storia di San Michele (1929), in alcune pagine del suo capolavoro e dell’altra sua opera, “Memorie e Peregrinazioni”, più volte descrive i suoi contatti e le sue relazioni, sia a Parigi che a Roma, con i ciociari provenienti dalle montagne sopra San Germano e Montecassino.

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Pur non essendo una delle mete più gettonate, l’emigrazione ciociara verso la Svezia è comunque significativa. Non a caso, nel 1960, il documentario “Italiani in Svezia” diretto da Gian Luigi Polidoro, raccontava di un uomo che, emigrato a Stoccolma dalla Ciociaria, si manteneva vendendo palloncini.

Il ciociaro più famoso di Svezia, però, è Giuseppe Cocozza, originario di San Biagio Saracinisco. All’età di dieci anni il piccolo Giuseppe girava per l’Italia del dopoguerra suonando la fisarmonica a fianco della madre, che reggeva la gabbia in cui un pappagallino estraeva i “biglietti della fortuna”. Era una vita da mendicante, sempre affamato e ridotto a dormire dove capitava. Un giorno decise di raggiungere alcuni parenti in Svezia, aiutandoli a fabbricare figurine di gesso per poi rivenderle nelle fiere e nei mercati. Giuseppe si dette subito da fare ed iniziò a vendere articoli che faceva arrivare dall’Italia.  S’innamorò di una sua compaesana, Anna, che sposò appena diciottenne. In breve, i due misero in piedi una ditta fiorente, che acquistava merce in ogni parte del mondo, rivendendola con ottimi guadagni.  Giuseppe iniziò a girare il mondo, alla ricerca di quegli articoli che sapeva di poter vendere. I suoi viaggi lo portarono in paesi lontani come la Cina, il Giappone, le due Coree, il Vietnam e la Mongolia. Ma i suoi interessi non si limitavano solo al commercio: al contrario, di ogni paese in cui arrivava voleva conoscere la storia, gli usi e costumi, visitarne i monumenti, i musei, le gallerie d’arte, le antiche rovine; ovunque stringeva amicizie con rappresentanti della politica e della cultura, senza tralasciare la sua grande passione per la musica. Tutte queste esperienze sono state ampiamente descritte, con un ricchissimo corredo di fotografie e cartine geografiche, ne “Il Viaggio della mia Vita. Libro di Memorie”, un volume di oltre 600 pagine pubblicato sia in svedese che in italiano. Il patrimonio di Giuseppe si è ampliato sempre più, grazie ad un fiuto sensibilissimo e ad una vitalità incredibile, fino a farlo diventare uno dei magnati di Linköping, la città dove abita. E i figli avuti dalla lunga unione con Anna non gli sono da meno: Michael ha costruito tutta la zona della modernissima “Hammarby Sjöstad”, a Stoccolma; la figlia Madeleine è rettore agli studi dell’Università di Linköping mentre l’altra figlia, Helene, è prete e maestra cantora, oltre che organista.

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Il flusso migratorio ciociaro verso il Paese scandinavo non si arresta neanche ai giorni nostri. Molti dei conterranei che oggi scelgono la Svezia, però, lo fanno seguendo l’ispirazione di Erasmo da Rotterdam. È il caso di Valentina De Santis, 24 anni, studentessa alatrese attualmente a Stoccolma grazie all’Erasmus (acronimo di “European Region Action Scheme for the Mobility of University Students”), un programma di mobilità studentesca dell’Unione Europea, creato nel 1987, che permette ad uno studente universitario di effettuare in una università straniera un periodo di studio, dai 3 ai 12 mesi,  legalmente riconosciuto. Il nome del programma deriva proprio dall’umanista e teologo olandese Erasmo da Rotterdam che, nel XV secolo, viaggiò diversi anni in tutta Europa per comprenderne le differenti culture. Per molti ragazzi l’Erasmus rappresenta l’occasione per vivere all’estero in maniera indipendente per la prima volta e, per questa ragione, è diventato una sorta di fenomeno culturale. Il programma non incoraggia solamente l’apprendimento e la comprensione della cultura ospitante ma anche un senso di comunità tra gli studenti appartenenti a paesi diversi. L’esperienza, quindi, è considerata non solo un momento universitario ma anche un’occasione per imparare a convivere con culture diverse.

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Valentina De Santis

 

Valentina studia Business Administration all’Università di Tor Vergata, a Roma, ed ha iniziato la sua avventura presso la capitale svedese nell’agosto scorso. “Inizialmente è stata una scelta sofferta – ci confessa – perché ho cercato di analizzare i pro e i contro, ma alla fine ho deciso di partire. Ero davvero curiosa di conoscere un mondo così diverso dal nostro!”.

Posta lungo la costa orientale, Stoccolma si è sviluppata su quattordici isole che affiorano lì dove il lago Mälaren incontra il Mar Baltico. Il centro della città è situato praticamente nell’acqua, nella baia di Riddarfjärden, ed il centro storico è rappresentato da Gamla Stan. Proprio per queste sue caratteristiche, la città è stata soprannominata la “Venezia del nord”.

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Stoccolma

 

Per un’esperienza Erasmus, non si potrebbe desiderare di meglio: Stoccolma, infatti, è un paradiso multiculturale, con studenti provenienti da tutto il mondo e molti giovani svedesi di origine mista, a causa della cospicua immigrazione avvenuta nei decenni passati. E poi un’offerta incredibile, sia in termini di divertimento che a livello culturale, con moltissimi musei, biblioteche, il castello, un magnifico centro storico ed un’intera città da gustarsi appieno.

 

Per un periodo, subito dopo il mio arrivo – afferma Valentina – non sono riuscita a capire granché: ho passato la maggior parte del tempo a cercare casa! Ora però ho trovato una sistemazione ed ho iniziato, finalmente, a guardarmi intorno. Da quanto ho potuto notare finora, Stoccolma è una citta incredibile! Innanzitutto, molto efficiente dal punto di vista dei mezzi di trasporto (sarà difficile abituarmi di nuovo a quelli di Roma!), pulita e molto curata. Tuttavia anche qui ci sono mendicanti ai bordi delle strade e vagabondi, che cercano bottiglie di plastica da riciclare nella spazzatura (in quanto si viene rimborsati con una corona ogni volta che se ne consegna una nei supermercati). Mi è capitato di vederne anche all’Università e questo è un po’ triste, perché va a collimare con l’estrema pulizia e precisione di tutto il resto”.

La biblioteca pubblica di Stoccolma

La Biblioteca pubblica di Stoccolma

 

Parlando, appunto, di Università – prosegue – le strutture sono fantastiche e bellissime, soprattutto dall’esterno, perché sono costruite con i classici mattoncini rossi e ricoperti, in molti punti, di piante rampicanti che, con l’autunno, hanno assunto dei colori incredibili. Inoltre siamo immersi nella natura con un parco, ed accanto un lago, che per un’amante della natura come me sono un vero piacere. Una cosa che trovo buffa è che le aule sono più fredde dell’esterno mentre per esempio, parlando con un mio amico di Oslo, nella loro università hanno i riscaldamenti sempre attivi.

Riguardo, invece, alle persone, mi sento totalmente autorizzata a sfatare il mito degli svedesi freddi e poco disponibili! Sono, al contrario, un popolo sempre pronto a dare informazioni e aiuto: forse l’unica cosa che non hanno è il concetto di cavalleria verso una ragazza, ma quello è un retaggio della loro forte lotta per la parità dei sessi. Ricordo che il primo giorno avevamo valigie pesantissime, che non riuscivamo a sollevare, e nessuno si è offerto di aiutarci. Le uniche a fermarsi sono state una ragazza norvegese e una cinese, che ci hanno spiegato che per una svedese sarebbe anche un’offesa, farsi aiutare.

Probabilmente è scontato dire che la Svezia è relativamente costosa e fredda ma, secondo me, riserva tante sorprese che fanno valere la pena di venire fin qui in qualsiasi periodo dell´anno.

Qualche settimana fa, insieme ad un gruppo di scambio Erasmus, abbiamo anche visitato Tallinn, la capitale dell’Estonia, e l’ho trovata piccolina ma molto carina! Di per sé proprio l’esperienza della crociera con tutti gli amici di avventura è stata incredibile, tant’è che la ripeteremo presto, per Riga e Copenaghen.

In conclusione, posso solo sentirmi di dire che questa è l’esperienza più faticosa ma fantastica che abbia mai fatto. È scontato dire che mi sta facendo crescere ogni giorno di più  e perciò consiglio a tutti di viverla, ma in generale di partire e visitare il mondo perché, come dice il proverbio, viaggiare è l’unica cosa che compri e che ti rende più ricco!”.

 

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